| Quando andavo io al Marconi... | | Print | |
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Aqquanne scéve ji o’ Marcone Le professure e le p’ssoresse (pierangelo)
Quando ero io uno studente del Marconi appena attraversavi il portone si sentiva il profumo della limatura di ferro. Ogni lunedì si facevano le otto ore, a mezzogiorno divoravamo l'enorme panino che mamma aveva preparato imbottito di mortadella e provolone piccante, mamma lo incartava in tantissimi fazzoletti di carta, chissà perché. Di professori e di professoresse ce n'erano buoni e canaglie, un po' come ora. C'erano quelli che per noi erano come persone di famiglia e quelli che senza particolare motivo ci incutevano terrore. Ce n'erano anche di quelli che perdevano tempo in classe senza fare nulla. Ma quelli che stimavamo di più erano quelli che in classe ti facevano lavorare sodo e non si risparmiavano loro per primi. I ragazzi erano di modi rustici, lo sono anche ora, tutti figli di operai perché i figli dei dottori, i figli di papà, frequentavano ben altre scuole. Un po' rozzi sì, ma gente in gamba! E il piacere di stare insieme era tanto e ci siamo trovati che eravamo diventati amici davvero mentre giocavamo a "sguincio" contro la lavagna al cambio dell'ora. Per questi motivi quando sono rientrato al Marconi ed ho sentito lo stesso profumo ed il primo ragazzo mi ha chiamato "Professore" ho provato una forte emozione e commozione e negli occhi di quel ragazzo ho rivisto gli occhi miei e di tutti i compagni di un tempo ormai volato via, compagni che ora saranno sposati e avranno i figli e pure se qualcuno di loro ora è laureato, speriamo che continuino a mandare anche i loro figli al Marconi.
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